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 Il settore del lavoro ambientale - estratto ISFOL minimieren

Aspetti emergenti

 

I dati relativi alle tendenze del mercato del lavoro ambientale nell'arco temporale 1993-2007, presentano, complessivamente, un incremento dell'occupazione ambientale pari al 41% circa.
Si delineano alcuni elementi di sintesi riferiti all'arco temporale preso in esame. I dati relativi agli ultimi tre anni vanno assunti con una certa cautela, soprattutto se letti in serie storica, in quanto risentono delle modifiche avvenute nella rilevazione Istat 2004 sulle forze di lavoro.

Aspetti significativi
  • Il primo attiene alla connotazione di genere del mercato del lavoro ambientale che evidenzia un forte incremento della componente femminile che passa da un peso percentuale del 12,7% nel 1993 al 24,8% nel 2007. Pertanto, sebbene l'occupazione ambientale si presenti sin dal 1993 connotata da una dominanza maschile, che assume nel tempo caratteristiche di stabilità, la stessa subisce una contrazione rispetto alla componente femminile, passando dall'87,3% nel 1993 al 75,2% nel 2007. Più in particolare il mercato del lavoro ambientale registra fino al 2001 non solo un incremento notevole delle donne occupate, ma anche un loro posizionarsi nel mercato del lavoro a livelli più elevati rispetto alla componente maschile. Nel 2002, pur confermandosi il forte incremento dell'occupazione femminile (+ 10.600 unità), questa sembra, tuttavia, perdere la connotazione a forbice, determinata dal suo essere sbilanciata tra professioni ad alta specializzazione e professioni medio-basse che richiedono scarsi livelli di qualificazione (dal 18% nel 2001 al 24,5% nel 2002). Nel 2003, ma soprattutto negli anni 2004-2007, il mercato del lavoro femminile si caratterizza per una perdita di consistenza di lavori scarsamente qualificati e un aumento eclatante di occupazione legata a professioni intellettuali e intermedie a carattere tecnico (F 63%; M 32,4%). Tale tendenza trova conferma nel fatto che più dell'88% delle donne impegnate in attività ambientali ha livelli di scolarità medio-alti, contro appena il 53,6% degli uomini. Pertanto le donne sono più scolarizzate degli uomini e la collocazione nei diversi settori ambientali sembra facilitare una loro valorizzazione come risorsa.

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  • Interessante anche l'età degli occupati in settori ambientali, in relazione alla variabile sessuale. L'età media è più elevata per la componente maschile che risulta avere più di 45 anni nel 50% dei casi contro il 26% delle donne, affacciatesi da poco nel mondo dei servizi e delle tecnologie ambientali e decisamente più giovani (il 40% contro il 21,8% degli uomini è sotto i 34 anni).

  • La connotazione medio-alta delle professioni verdi, necessaria per affrontare adeguatamente la complessità delle tematiche ambientali, appare evidente dall'analisi dei dati che evidenzia uno spostamento verso l'alto dei titoli di studio e un incremento degli occupati in possesso di un diploma e di una laurea (dal 40% nel 1993 al 62,1% nel 2007). Infatti, se nel 1993 gli occupati ambientali con una licenza elementare o con nessun titolo di studio rappresentavano il 22,4% del totale degli occupati, nel tempo, il loro peso percentuale si è progressivamente contratto fino a rappresentare l'8,7%.

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  • Tra il 2003 e il 2007 il mercato del lavoro ambientale si caratterizza complessivamente per una perdita di consistenza di lavori scarsamente qualificati; in aumento è l'occupazione legata a professioni intermedie di tipo tecnico e di elevata specializzazione. Quanto alla posizione professionale ricoperta dagli occupati, diminuiscono leggermente gli impiegati, mentre aumentano le posizioni direttive e i contratti di co.co.co. Forme di precarizzazione e di uso flessibile della forza lavoro riguardano, soprattutto, la componente femminile con il 7,3% contro l'1,7% degli uomini nel 2006, ma tale divario sembra meno consistente nel 2007 (M 2,5%; F 4,9%). Si evidenzia, comunque, una maggiore presenza femminile anche in posizioni professionali medio-alte di tipo impiegatizio (59,3% contro il 35,4% degli uomini). Negli ultimi anni si assiste ad un incremento dei lavoratori autonomi, soprattutto tra le donne.

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  • Quanto alle caratteristiche del lavoro, perde peso, nel tempo, il lavoro a tempo indeterminato, che passa dal 79,7% nel 2003 al 74,8% nel 2007. D'altra parte, si registra un incremento del lavoro a tempo determinato che, nell'arco dei quindici anni presi in esame, passa dal 4,1% al 10,7%. Il divario tra i due sessi a favore della componente maschile raggiunge la punta massima nel 2006 (M 77,6%; F 61,1%), ma le posizioni di privilegio appaiono leggermente ridimensionate nel 2007 (M 77,8%; F 65,8%).

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  • Quanto alle caratteristiche dell'occupazione, in termini di tempo pieno o parziale, il primo è prerogativa più della componente maschile che di quella femminile e tende a privilegiare chi è in possesso più di un diploma che di una laurea. Sulle caratteristiche dell'occupazione sembra, comunque, influire più la divisione sociale del lavoro, che vede le donne impegnate in diversi ambiti di presenza, che il livello di scolarizzazione.

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  • In estrema sintesi, l'occupazione aumenta, grazie al contributo delle donne che - con livelli di scolarità medio-alti e, comunque, superiori a quelli degli uomini - entrano nel mercato del lavoro ambientale, rivestono posizioni professionali più elevate della componente maschile, ma con contratti di lavoro più precari: sembrerebbero oggi optare per una minore stabilità del lavoro, controbilanciata dall'esigenza di svolgere un lavoro più qualificato e rispondente alle propri aspettative e al percorso formativo seguito. Le fasce più deboli del mercato del lavoro femminile sembrano, invece, risentire maggiormente gli effetti della attuale divisione sociale del lavoro, che vede le donne impegnate in diversi ambiti di presenza non solo professionale.

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  • La distribuzione degli occupati nei settori di interesse ambientale, evidenzia, negli anni, leggeri aumenti nel settore del turismo (14,9%) e della difesa, controllo e disinquinamento (8,7%), mentre presenta valori stabili o contrazioni nel settore dei rifiuti (27,1%), energetico (4,1%), in quello delle risorse agro-forestali (33,7%). E'rispetto ad alcuni settori che le criticità appaiono macroscopiche. In particolare si segnalano nel settore energetico che conferma ritardi ed inadeguatezze, rispetto ad alcuni Paesi europei - come la Germania, i Paesi Scandinavi, la Spagna e l'Austria. Ciò riguarda sia il comparto delle fonti rinnovabili, sia l'ambito relativo all'incremento dell'efficienza energetica (con riferimento anche alla bioarchitettura), sia tutto il versante della cogenerazione. Sono campi di nuova economia in grado di aprire nuovi spazi occupazionali e, al tempo stesso, di combattere i cambiamenti climatici. Inducono non minori preoccupazioni i ritardi che si evidenziano rispetto al settore rifiuti che sconta sia la carenza di attività di pianificazione e coordinamento per una gestione integrata del ciclo dei rifiuti, sia le arretratezze di alcuni settori produttivi non attenti ad attuare linee di produzione meno inquinanti, sia la inadeguatezza di figure professionali che, a vari livelli di professionalità, potrebbero essere inserite nelle diverse filiere per una gestione più responsabile del settore. E'necessaria anche una più puntuale definizione dell'attuale normativa che richiede una serie di decreti attuativi per gli operatori del settore. In aumento, ma ancora sottostimate sono anche le potenzialità del settore turistico come sistema integrato di risorse naturali, produttive, storiche, archeologiche e culturali che potrebbe aprire spazi occupazionali interessanti sia nella gestione delle aree protette, marine e terrestri, sia nella valorizzazione di forme produttive plurime di compatibilità ambientale.

     

    http://www.ifolamb.isti.cnr.it/2009/Documenti/Tabelle2007/aspettiemergenti/index.html

     


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